George Tatge

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George Tatge

È stato appena dopo la curva delle 'cerquette' che abbiamo deciso, io e Lynn.

È bastato uno sguardo: “È qui che vorremmo vivere”

Dai finestrini dell’autobus, dopo l’impatto con la monumentale Consolazione, scoprimmo Todi, la Valle Bassa e la coperta di lana a scacchi verdi e gialli che correva fino al fiume Tevere.

Todi ha una bellezza naturale che la circonda per 300° (lasciando fuori la zona industriale di Pian di Porto).  E questa ampiezza di sguardo è molto più vasta di qualsiasi altra città umbra. Perugia troppo grande. Gubbio austera, con la montagna incombente.  Orvieto rossa di tufo.  .

 Todi, isolata dalle vie di comunicazione più importanti, mantiene una bellezza intatta fatta di monumenti e paesaggio.

Era questa la “misura” che cercavamo dopo un anno vissuto a Roma.

Volevamo vivere in un posto, inoltre, dove avremmo potuto conoscere a fondo le persone, quelle vere. Nel tempo, dopo la diffidenza proverbiale umbra, avremmo scoperto gente dai modi bruschi, ma schietti, volti con rughe profonde segnate dal sole e sorrisi rari, ma sinceri.

Quel giorno, il 23 giugno 1974, che scegliemmo di visitare Todi per la prima volta ci stupimmo che fosse quasi vuota. 

In televisione trasmettevano la partita Italia-Polonia. Pensammo che per strada, in Piazza ci fossero poche persone anche per questo. Scoprimmo, poi, che Todi è quasi sempre così silenziosa, con vie e vicoli semideserti per la maggior parte dell’anno, un’atmosfera che la rende fuori dal tempo. Nei 12 anni che abbiamo vissuto a Todi abbiamo capito di aver fatto la scelta giusta. Tuttora, anche se il lavoro mi ha portato a Firenze da 25 anni, ogni volta che torniamo nella nostra casa in Borgo, sentiamo che quella è la nostra vera casa.