Tra miti e leggende

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A circa 13 km da Todi, in una profonda gola tra i monti che vanno da Acqualoreto a Civitella, sorge il santuario della Madonna della Pasquarella, che custodisce al proprio interno un’immagine raffigurante i Re Magi, divenuta oggetto di culto.

Di fronte alla Pasquarella, in direzione di Acqualoreto, si erge una parete rocciosa meglio conosciuta come “Scoglio del Salveregina” poiché, secondo una leggenda medievale, la Madonna -giunta a cavallo in Occidente dopo la morte del figlio-, avrebbe effettuato un lungo balzo dalla sommità dello scoglio sino all’altro versante della gola, ove oggi sorge la chiesa. A sostegno del fatto miracoloso gli abitanti del luogo affermano che le impronte degli zoccoli del cavallo sono ancora ben visibili sulla roccia. Nei pressi dello “Scoglio del Salveregina” e di fronte all’Eremo della Pasquarella si trova, poi, il cosiddetto “Scoglio dell’Altore”, da cui sembra che il Diavolo gettasse le persone. Molte sono le leggende relative a presenze demoniache nella Gola del Forello: alcuni raccontano che il Diavolo, sotto le sembianze di un toro, facesse la guardia a un cospicuo tesoro sepolto tra i ruderi della vecchia chiesa di San Lorenzo, altri che proprio presso lo “Scoglio dell’Altore” il demonio avesse trascinato con sé il corpo di un vecchio avaro. Alcuni cronisti giurano addirittura di aver visto, presso le grotte di Santa Romana, un terribile dragone personificazione del Demonio e degli spiriti pagani, fare strage di persone e bestiame. È credenza popolare che la costola di questo animale mostruoso, ucciso dai soldati mandati dal Vescovo di Todi, sia conservata nel Tempio di S. Maria della Consolazione.

L’animale più temuto di tutta la fauna immaginaria che popolava le campagne non solo tuderti, ma anche italiane era, però, il regolo o“piccolo re” dei serpenti, una figura molto simile al mitologico basilisco dei Greci. Tradizione vuole che il regolo nascesse da un uovo di gallo di sette o quattordici anni, deposto su un mucchio di letame e covato da un rospo o una rana. Una volta nato, poteva assumere la forma di un gallo con la coda di serpente, o quella di un serpente alato. Secondo i classici, questo terribile rettile dal corpo squamoso e tozzo e con la testa da gatto era solito uccidere in tre modi: o col suo alito letale, o con lo sguardo, o scarnificando completamente le vittime al primo contatto. Nato e cresciuto in un complesso sassoso a destra del Tevere, denominato “Scoglio del serpente”, alcuni sostengono che, una volta uscito dal rifugio, sia stato ucciso da San Giorgio, altri da un mercante di Orvieto che avrebbe usato uno specchio per difendersi dallo sguardo mortale del serpente.

Nonostante le leggende popolari presentino molte varianti, è chiaro come drago, regolo e serpente simboleggiassero metaforicamente, al pari di ogni altro animale che striscia sulla terra, un potere maligno e diabolico.