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portone todi

L’artigianato del legno è arte: un percorso tra produzione di oggetti unici, arte dell’intarsio, decorazione delle chiese, incredibili portoni dei palazzi storici.

Gli splendidi portoni dei palazzi storici della città, essendo considerati un segno distintivo dell’immagine di Todi, sono sempre stati conservati e restaurati nel corso dei secoli. Girando per il paese se ne possono incontrare decine, incastonati in archi di pietra bugnata o incorniciati da lesene ed architravi modanati, sormontati dagli stemmi delle nobili famiglie locali o arricchiti da decorazioni e visi antropomorfi, sempre senza eccedere negli sfarzi come i buoni costumi dell’epoca imponevano. Di notevole fattura sono anche le parti in metallo: i battenti, i cardini, i chiavistelli e le serrature decorati dai maestri fabbri e fonditori locali, forti di una rinomata reputazione grazie anche a Domenico Cucci. Questo artigiano tuderte, ebanista, fonditore ed incisore lavorò alla corte di Re Luigi XIV, il Re Sole, e realizzò diversi arredi e decorazioni a Versailles, in particolare due armadietti di pietre dure fiorentine, oggi proprietà del Duca di Northumberland e custoditi nel castello di Alnwick in Inghilterra, celebre per essere stato set dei film di Harry Potter e della serie Downton Abbey.

Anche le porte delle mura di Todi sono state costruite e fortificate dalle due maestranze: i cardini, le blindature con lastre di ferro e sbarre di legno che ne consolidavano l’inviolabilità, gli sportelli per controllare i viaggiatori che volevano entrare, la catena della porta principale, con i suoi due enormi infissi, che serviva a regolarizzare il passaggio dei carri, furono tutti ideati e creati dagli artigiani locali.

L’arte della lavorazione del legno a Todi ha origini antiche, si hanno notizie della corporazione dei Magister lignaminis, gli ebanisti e gli artigiani del legno, già dal 1282.

Il maestro del legno non era un semplice artigiano e il suo lavoro era indispensabile in moltissime attività: infatti, oltre a disegnare e costruire mobili, si adoperava come intagliatore, intarsiatore e carpentiere per la costruzione delle impalcature ad uso edile.

L’Università dei falegnami, la cui memoria sopravvive ancora oggi grazie alla confraternita di San Giuseppe, fu attiva dal XIV secolo e nei secoli successivi principalmente nell’esecuzione di opere per commesse pubbliche come apparati lignei di altari e decorazioni, porte e portoni di chiese ed edifici. La confraternita, nel 1642, fece costruire la chiesa di San Giuseppe in via Santa Maria e con essa la loro nuova sede, da qui iniziò un lungo e prosperoso periodo di attività.

Un’altra sede in cui l’artigianato del legno si sviluppò a Todi fu senza dubbio l’Istituto Artigianelli Crispolti, nato nella seconda metà dell’‘800. Da orfanotrofio maschile divenne una vera e propria scuola di arti e mestieri dove i giovani tra gli 8 e 10 anni venivano formati nelle tecniche della tipografia, sartoria e soprattutto della Tudertina Ars Lignaminis dal migliore artista del momento, il maestro Filippo Morigi.

Grazie a questo particolare fermento artistico, Todi divenne famosa per la produzione di mobili dagli stili eclettici e raffinati che univano caratteri gotici e linee rinascimentali, una tradizione durata fino agli anni settanta del novecento.